AMORE SPECULARE

“ Nonostante le brutte esperienze, la parte più profonda degli esseri umani si aspetta sempre che le venga fatto del bene e non del male”

Ken Follett

A tutti i livelli relazionali, a partire da quello famigliare fino a quello erotico passando per quello amicale, esiste la possibilità in cui l’amore verso l’altro sia acceso dalla necessità di realizzare un affetto negato.

L’affetto negato è un atto d’amore e di vicinanza a cui avevamo diritto in quanto persone ma che per noncuranza, distrazione o incapacità non ci è stato dato e genera solitudine esistenziale.

La solitudine è una delle paure più grandi che le persone possono vivere e non è curabile solo da una prospettiva di compagnia (perché si può essere soli anche in mezzo a tanti) ma specialmente dalla realizzazione di profonda comprensione.

Erich Fromm dice:

L’individuo, pena la propria salute mentale, deve mettersi in qualche modo in relazione con gli altri. La mancanza totale di rapporti lo conduce sull’orlo delle follia. Se in quanto animale teme soprattutto di morire, in quanto uomo teme soprattutto di restare solo.”

Ecco allora la necessità di colmare l’affetto negato; è portatore di morte nella vita e non può essere tollerato.

Nel tentativo di risolvere l’affetto negato però si potrebbe scegliere (o essere scelti) da un’altra persona che vive la stessa ferita, analoga anche nella sua storia.

Ed è un’attrazione fatale perché diventa speculare perché: amo in te ciò che vedo di me e riconosco le tue ferite come le mie.

Così si creano i presupposti per una relazione dolorosa, tossica anche se non immediatamente perché è difficile accorgersene subito.

Infatti tutto ciò accade, specialmente, se non esclusivamente, nell’amore alter familiae, quando si  incontra qualcuno verso cui ci si sente finalmente proiettati o attratti e si ha la sensazione che  la ricerca di una soluzione all’affetto negato abbia trovato pieno ed esaustivo compimento: “ho trovato qualcuno che mi capisce”, oppure “con questa persona mi trovo bene perché abbiamo vissuto situazioni analoghe in passato, dolori simili, abbandoni analoghi etc..”

E così si crea il legame.

E sarà estremamente intenso.

Nelle amicizie ci sarà una condivisione e una complicità difficile da emulare, negli amori la passione ed il rapimento emotivo toccheranno vertici che prima sembravano irreali.

Tutto ciò può durare per qualche tempo ma poi, spesso improvvisamente, l’ingaggio reciproco crolla..

Non si comprende come sia possibile, cosa abbia generato questa maggior freddezza e lontananza e non resta che adeguarsi, magari con il cuore spezzato e l’autostima a pezzi.

Cos’è successo?

Persi nel mondo si è cercato un compagno di viaggio così simile a se stessi da rasentare la copia esatta.

Nello smarrimento esistenziale, dovuto a fatiche, dolori, delusioni e sconfitte di cui magari non si è neanche responsabili può succedere di sentire la necessità di un qualcuno che abbia passato le stesse, o simili, strettoie.

Bisogno che può essere reciproco.

Per questo inizialmente ci si capisce così bene e scatta l’adesione reciproca.

E sarà bella e appassionante ma molto limitata nel tempo.

Perché la vita interiore necessita sempre dell’altro da sé, di orizzonti diversi.

La vita psichica ha bisogno dell’alterità, di una tensione dialettica che spinge oltre il già noto, il già visto ed il già vissuto.

Per questo nello specchio tutto si può raffreddare.

L’altro è stato un rifugio caloroso per un breve momento ma vivere significa esplorare ed uscire dalle paludi dell’eterno ritorno dell’uguale. E’ la necessità interiore dell’oltre e l’amore speculare, ovvero il rispecchiarsi pienamente nell’altro, non lo può offrire.

NOTE

Fromm E.(1960), Psicoanalisi e buddismo Zen, Mondadori, Milano 2018

Campbell, W. K., Foster, C. A., & Finkel, E. J. (2002). Does self-love lead to love for others? A story of narcissistic game playing.Journal of Personality and Social Psychology, 83(2), 340–354.

Boyd, H. (1968). Love versus omnipotence: The narcissistic dilemma.Psychotherapy: Theory, Research & Practice, 5(4), 272–277

Hart, H. H. (1947) Narcissistic Equilibrium. International Journal of Psychoanalysis 28:106-114

DIPENDENZA AFFETTIVA: QUANDO L’IO SOFFOCA IL NOI

Nel corso dello sviluppo viviamo diversi momenti- del tutto naturali- nei quali, sin da piccoli, impariamo a diventare noi stessi.

Ci emancipiamo, impariamo a fare da soli, a perseguire la nostra autonomia senza cadere nell’inganno dell’isolamento, ad entrare in relazione con gli altri senza annullare sé stessi.

Questo in teoria. Nella pratica talvolta non accade, per molti motivi.

La cronaca è piena di vicende nelle quali è evidente, almeno in uno dei protagonisti, lo stato di dipendenza rispetto all’altro significativo che poi si può tradurre in diversi comportamenti lesivi o autolesivi.

Come si può entrare in modo salutare in una relazione con un altra persona se prima si risulta incapaci di vivere il rapporto con sé stessi ?

Prima o poi è evidente che l’inganno diventa manifesto.

All’origine di tutto ciò ci possono essere molte cose:

  • un rapporto non adeguato con i genitori, esperienze dolorose precedenti,
  • la volontà di fuggire da sé
  • il fascino esercitato da alcune persone irrisolte
  • vere e proprie patologie psichiatriche o neurologiche
  • e molte altre dinamiche personali

Il fatto è che ad un certo punto nella relazione ci si trova con la sensazione di soffocare, o perchè l’altro è troppo presente e dipendente o perchè si ha il terrore d’essere abbandonati.

In questi casi occorre molta prudenza e discrezione. E’ necessario affrontare e risolvere gli elementi che hanno prodotto lo stato di dipendenza prima che si trasformi in uno stato d’emergenza.

Il legame, l’essere attenti e felici quando si è assieme all’altro/a significativo è assolutamente un modo di vivere positivo ricordando però che l’Amore protende l’altro verso il suo pieno splendore mentre la Dipendenza Affettiva pretende dall’altro ruoli e comportamenti non necessari e talvolta dannosi